Questa potrebbe sembrare una recensione ma, in realtà, è una dichiarazione d'amore.
Intanto perchè è il film preferito di Simo. E lui ne ha tanti di film preferiti. Ma questo è il suo preferitissimo.
Praticamente conosce tutti i dialoghi a memoria. Ed io (quasi) come lui, ovviamente.
Poi la data di uscita, 1991.
Ne sono successe di cose quell'anno: inizia la guerra del Golfo, si scioglie l'Unione Sovietica, muore Freddie Mercury (sigh).
E poi, mi sposo. Mi sposo con Te, Elsa. Nel 1991.
Anche il nome del protagonista mi (ci) è familiare. Ti ricorda qualcosa questo Peter Pan??? (smile)
Infine la trama.
Che c'azzecca Peter Pan con la nostra storia d'amore?
Beh, mi conosci bene e sai che se volessi potrei trovare, forzando poco tanto o tantissimo, mille elementi di similitudine tra le due cose. Ma preferisco limitarmi alla verità.
Riassumo velocemente la trama, che a grandi linee dovresti ricordare anche tu.
Peter Pan è diventato grande (!), non si ricorda nulla del suo passato, fa l'avvocato, si è sposato ed ha 2 figli.
Una sera, però, Hook gli rapisce i figli perchè vuol costringerlo a tornare nell'Isola che non c'è e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Dopo le classiche mille peripezie Peter riacquista la memoria, ritrova tutti i suoi poteri, affronta lo storico nemico, lo sconfigge definitivamente (?) per far poi ritorno dalla sua famiglia.
In realtà c'è una scena in particolare che mi ha fatto pensare a me, a Noi.
Proprio quella in cui, con l'aiuto di Trilly, Peter ritrova tutti i suoi ricordi e viene svelato, finalmente, il perchè ha iniziato a crescere ed a diventare l'uomo che è.
Ovviamente c'è di mezzo una donna (altro smile). Esatto.
Peter Pan-da giovane (come lo chiama Simo) spesso abbandonava l'Isola che non c'è per andare a trovare la sua adorata amichetta Wendy. Solo che, col passar degli anni, Peter rimaneva bambino mentre Wendy invecchiava. Finchè un giorno, insieme alla ormai anziana Wendy, vede la di lei nipotina Moira.
E se ne innamora a prima vista. Follemente.
Al tal punto che, nonostante i vani tentativi di dissuasione effettuati da Wendy, decide di rinunciare a tutti i suoi poteri (immortalità, eterna giovinezza e capacità di volare) pur di passare la propria vita con l'amata Moira.
Beh, Elsa, credo che le similitudini ora ti siano chiare.
Non che io da ragazzo avessi chissà quali superpoteri (...). E nemmeno ho perso la memoria. Anzi.
Non ho dovuto abbandonare una fantomatica "Isola che non c'è" e neppure rinunciare a particolari "bimbi sperduti".
Però, si, mi sono innamorato di te a prima vista. E fin dal primo momento ho voluto passare la vita con te.
Tu queste cose già lei sai, tutte. Ma volevo dirtelo ancora.
Ti ho sempre voluto, Elsa. Ed amato.
E, soprattutto, come l'avvocato Peter Banning, non mi sono mai pentito di una scelta che rifarei e rifaccio ogni giorno.
Tuo (da sempre e per sempre) Massi
Comuni mortali
lunedì 23 gennaio 2012
giovedì 5 maggio 2011
Grazie Piccolo Angelo
Ciao Amici Carissimi,
poco meno di un anno fa Vi scrissi un sms.
Non so bene cos'era; un messaggio di condoglianze, di partecipazione al dolore.
Di scuse forse. Scuse per il mio atteggiamento un po' "vigliacco" del mese precedente durante il quale non mi ero praticamente mai fatto sentire.
Vi avevo anche scritto, promesso per l'esattezza, che avrei cercato (e trovato) un senso a quello che Vi era capitato. Ovviamente era un atteggiamento (tipicamente mio) arrogante e presuntuoso.
Perchè un senso non l'ho trovato.
Ed era impossibile trovarlo perchè a sto punto credo che un senso in realtà non ci sia.
Eppure ci ho provato, eh! Vi giuro che ci ho provato.
Tante volte. Tantissime.
E Vi ho sempre seguito, in silenzio, tramite il Vostro (bellissimo) blog.
Ho preferito tenermi un po' in disparte, per rispetto del Vostro Dolore e per evitare banalità che non avrebbero potuto aggiungere nulla di positivo alla Vostra Vita.
Però un paio di cose abbastanza importanti mi sono successe.
Per dire..... io il Vostro Cucciolo non lo conoscevo.
Eggià, strano in effetti vista la nostra amicizia e confidenza. Ma si sa come vanno le cose della vita, col tempo, con la distanza ecc. capita di allontanarsi un po'.
Sapevo, ovviamente, della Sua nascita.
Ed avevo visto qualche sua foto.
Ma niente più.
Beh, ora lo conosco benissimo.
Meglio di quanto non conosca cugini, nipoti, amici e/o parenti più stretti e vicini.
So praticamente tutto di Lui; è letteralmente entrato a far parte (anche) della mia di vita.
E quasi ogni giorno il mio cuore gli riserva un pensiero.
Con la mente che mi fa scherzi strani.
Me lo fa immaginare, come se guardassi un film.
Lo vedo, nella Sua nuova casa la in cielo, con il vestitino giallo da pulcino.
Al collo ha una collanina d'ambra ed in testa un cappellino dell'Inter.
Lo vedo mentre cerca di strimpellare una chitarra con un piccolo plettro nero che irrimediabilmente finisce per cadergli nel buco della chitarra stessa. E si arrabbia, Lui, nel cercare di recuperarlo.
Eppoi ogni tanto si porta alle labbra un'armonica e ci soffia dentro con forza e fierezza.
Mi sembra anche di riconoscere una melodia in questo insieme di suoni, gridolini e risate.
Si, pare proprio che stia intonando Hoppipolla.
(Una canzone che non conoscevo. Ma ora si.)
Intorno a Lui ci sono tanti altri bambini; per me son volti sconosciuti, ma Lui pare sentirsi proprio a Suo agio con loro. E ci gioca. E litiga anche.
Perchè sti prepotenti gli rubano i suoi giochini dalla tenda che ha al suo fianco.
E allora Lui giustamente si vendica, fregando i loro ciucci a dispetto di quello che ha sempre appeso al proprio braccio, penzolante ed immacolato.
Mi sembra sempre felice.
Non pare anche a Voi, Amici, che si tratti di qualcosa di eccezionale?
Questa Creatura io non l'ho mai vista, eppure mi pare di conoscerla.
Ma, soprattutto, mi sento a mio agio quando penso a Lui, mi da una sorta di sensazione positiva, quasi di benessere.
Mi fa bene.
Ed è proprio questo l'altro aspetto importante che ho trovato.
In quel sms di tanti mesi fa Vi avevo anche scritto che il Vostro Cucciolo aveva comunque lasciato un segno profondo nel mondo, ricordate?
Era un pensiero sincero in effetti, ma, ingenuamente, all'epoca, mi riferivo al Suo, al Vostro mondo.
La cosa straordinaria, invece, è che il segno l'ha lasciato anche nel mio, nella mia vita.
Ed a contribuito a migliorarmi, ve lo giuro.
Proprio per questo voglio dirgli grazie.
E se non riesce a sentire me, chiedo a Voi di portarGli queste mie parole:
Grazie Piccolo Angelo.
Grazie di cuore.
Il Tuo amico Massi.
poco meno di un anno fa Vi scrissi un sms.
Non so bene cos'era; un messaggio di condoglianze, di partecipazione al dolore.
Di scuse forse. Scuse per il mio atteggiamento un po' "vigliacco" del mese precedente durante il quale non mi ero praticamente mai fatto sentire.
Vi avevo anche scritto, promesso per l'esattezza, che avrei cercato (e trovato) un senso a quello che Vi era capitato. Ovviamente era un atteggiamento (tipicamente mio) arrogante e presuntuoso.
Perchè un senso non l'ho trovato.
Ed era impossibile trovarlo perchè a sto punto credo che un senso in realtà non ci sia.
Eppure ci ho provato, eh! Vi giuro che ci ho provato.
Tante volte. Tantissime.
E Vi ho sempre seguito, in silenzio, tramite il Vostro (bellissimo) blog.
Ho preferito tenermi un po' in disparte, per rispetto del Vostro Dolore e per evitare banalità che non avrebbero potuto aggiungere nulla di positivo alla Vostra Vita.
Però un paio di cose abbastanza importanti mi sono successe.
Per dire..... io il Vostro Cucciolo non lo conoscevo.
Eggià, strano in effetti vista la nostra amicizia e confidenza. Ma si sa come vanno le cose della vita, col tempo, con la distanza ecc. capita di allontanarsi un po'.
Sapevo, ovviamente, della Sua nascita.
Ed avevo visto qualche sua foto.
Ma niente più.
Beh, ora lo conosco benissimo.
Meglio di quanto non conosca cugini, nipoti, amici e/o parenti più stretti e vicini.
So praticamente tutto di Lui; è letteralmente entrato a far parte (anche) della mia di vita.
E quasi ogni giorno il mio cuore gli riserva un pensiero.
Con la mente che mi fa scherzi strani.
Me lo fa immaginare, come se guardassi un film.
Lo vedo, nella Sua nuova casa la in cielo, con il vestitino giallo da pulcino.
Al collo ha una collanina d'ambra ed in testa un cappellino dell'Inter.
Lo vedo mentre cerca di strimpellare una chitarra con un piccolo plettro nero che irrimediabilmente finisce per cadergli nel buco della chitarra stessa. E si arrabbia, Lui, nel cercare di recuperarlo.
Eppoi ogni tanto si porta alle labbra un'armonica e ci soffia dentro con forza e fierezza.
Mi sembra anche di riconoscere una melodia in questo insieme di suoni, gridolini e risate.
Si, pare proprio che stia intonando Hoppipolla.
(Una canzone che non conoscevo. Ma ora si.)
Intorno a Lui ci sono tanti altri bambini; per me son volti sconosciuti, ma Lui pare sentirsi proprio a Suo agio con loro. E ci gioca. E litiga anche.
Perchè sti prepotenti gli rubano i suoi giochini dalla tenda che ha al suo fianco.
E allora Lui giustamente si vendica, fregando i loro ciucci a dispetto di quello che ha sempre appeso al proprio braccio, penzolante ed immacolato.
Mi sembra sempre felice.
Non pare anche a Voi, Amici, che si tratti di qualcosa di eccezionale?
Questa Creatura io non l'ho mai vista, eppure mi pare di conoscerla.
Ma, soprattutto, mi sento a mio agio quando penso a Lui, mi da una sorta di sensazione positiva, quasi di benessere.
Mi fa bene.
Ed è proprio questo l'altro aspetto importante che ho trovato.
In quel sms di tanti mesi fa Vi avevo anche scritto che il Vostro Cucciolo aveva comunque lasciato un segno profondo nel mondo, ricordate?
Era un pensiero sincero in effetti, ma, ingenuamente, all'epoca, mi riferivo al Suo, al Vostro mondo.
La cosa straordinaria, invece, è che il segno l'ha lasciato anche nel mio, nella mia vita.
Ed a contribuito a migliorarmi, ve lo giuro.
Proprio per questo voglio dirgli grazie.
E se non riesce a sentire me, chiedo a Voi di portarGli queste mie parole:
Grazie Piccolo Angelo.
Grazie di cuore.
Il Tuo amico Massi.
giovedì 28 aprile 2011
Gli eroi (ed i martiri) sono tutti morti giovani.
Ai miei ragazzi, colleghi, amici e collaboratori
Scrivo questa “lettera” in modo informale e leggero per far due chiacchiere con voi, a metà tra il serio ed il faceto (chissà cosa vorrà mai dire “faceto”). Tra l’altro non sapevo nemmeno come iniziarla… pensavo a qualcosa del tipo: “Cari ragazzi, ecc. ecc.” ma poi qualcuno non si sarebbe riconosciuto in un termine generalmente riferito ai giovani (Mariano non offenderti). Avrei potuto optare per un più serioso: “ Cari colleghi” però qualcun altro avrebbe sicuramente commentato che non sono un vostro collega perché sto sempre in ufficio (non mi riferisco a Michele, no no). Poteva andare bene pure: “Amici miei” anche se sinceramente non posso pretendere di essere amico vostro nel vero senso della parola (non di tutti quanto meno).
(In realtà questo incipit è una vergognosa scusa per giustificare il fatto che non sapevo come cominciare).
Riproviamo.
Cari Collaboratori, (ehi non male dai)
Domenica scorsa (24 aprile) ho visto sul TG5 (sarà politicamente corretto che io veda, e soprattutto ammetta di vedere, il TG5 ???) un servizio che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere.
Hanno intervistato il Comandante di non so quale reggimento dell’esercito impegnato in non so quale missione di pace in non so quale paese straniero sperduto nel mondo. Il Capitano in questione elogiava e ringraziava i suoi soldati per l’impegno profuso a favore dell’umanità anche in questi giorni di festa per la maggior parte degli altri lavoratori. Tutto il servizio era incentrato su questo concetto, giovani ragazzi tra mille pericoli ed a rischio della vita che per pochi euro offrono il loro servizio alla collettività anche durante le festività pasquali.
Cavolo, mi sono detto (in realtà la mia esclamazione non era “cavolo”), anche noi abbiamo lavorato a Pasqua. In realtà abbiamo lavorato la sera del Venerdì Santo, la vigilia di Pasqua, Pasqua ed anche Pasquetta. Tutti. Tutti quanti. Anche noi abbiamo dato un servizio alla collettività; certo non abbiamo salvato nessuna vita (forse), non abbiamo rischiato la nostra incolumità (forse) ma sicuramente saremmo stati più comodi a casa davanti ad una bella tavola imbandita.
Ed invece abbiamo lavorato. E tanto. Abbiamo coperto il servizio in occasione di 5 processioni (su 4 Comuni diversi), la Mostra dell’Artigianato, le celebrazioni del 25 Aprile (con tanto di 3 Gonfaloni ovviamente portati da altrettanti vigili) e, per non farci mancare nulla, una stupenda gara podistica nel bel mezzo della fiera.
Nel complesso siamo stati impegnati per 175 ore complessive in questi 3 giorni ed in 6 operatori.
Beh direi che è stato un bell’impegno. In termini quantitativi di sicuro, ma ho la presunzione di affermare che lo sia anche da un punto di vista qualitativo.
L’aspetto buffo della faccenda è che ormai siamo talmente abituati a questo genere di attività che non ci facciamo più caso; io stesso che mi trovo ad organizzare il lavoro di noi tutti e che, quindi, dovrei avere il quadro più completo su quanto facciamo ogni giorno, tutti i giorni, ormai da diversi anni, beh anche io spesso non mi rendo conto o tendo a sottovalutare l’enorme dispendio di energie che la nostra attività comporta.
Per questo motivo ho deciso di scriverVi (notare la maiuscola, please); per ringraziarvi (vabbè mica la posso mettere maiuscola tutte le volte) del lavoro svolto, in questa occasione come nelle altre mille che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni.
Non posso farlo tramite il TG5 e nemmeno a TV Parma (anche se un discreto aggancio ce l’avrei…). Non posso nemmeno definirvi eroi come i soldati del servizio televisivo. Però provo a consolarmi e consolarvi pensando che gli eroi di solito muoiono giovani mentre i semplici lavoratori come noi campano 100 anni (e muoiono in povertà…).
Se poi volessi fare anche un po’ di retorica ci metterei un attimo a ricordare a tutti che non si muore solamente al “Fronte”; può succedere pure, senza averlo minimamente messo in conto, se ti trovi in mezzo ad una strada intento semplicemente ad aiutare un camionista….
Grazie ancora a tutti Voi.
Un abbraccio, Massimiliano
giovedì 3 marzo 2011
Dio era (esteticamente) brutto!
Si, Dio era brutto.
L'ho scoperto da un paio di mesi e ci sono rimasto malissimo.
Perchè pensavo che Lui, essendo onnipotente, onniscente ed onniqualsiasialtracosa che mi venga in mente (minkia pure la rima), dovesse essere anche il più Bello dell'Universo.
Poi, però, mi sono tornate in mente alcune vecchie lezioni di catechismo.....:
"E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò."
Cazzo, Dio somiglia all'uomo!!!
Non è poi quel gran figo allora.
Perchè se davvero fosse stato bello, ma bello per davvero e non quel bello del "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace", beh allora dovrebbe somigliare a qualcos'altro.
Qualcosa di insidacabilmente bello. Che sia bello per tutti.
Ed io lo so cos'è.
Il mio Peter (Pan).
No ma dico gente, l'avete visto???
Cioè, Peter si che è davvero bello, mi incanto a guardarlo io.
Ma mica perchè è il mio cucciolo.
Lui ha una bellezza superiore.
Lo dice anche Simo "che bella faccia che hai, tato" (cit.).
E se lo dice il bambino più arrogante e presuntuoso del mondo c'è da credergli.
E Manu? Manuel il cinico che ne pensa?
Piccola premessa, prima dell'avvento di Peter, Manuel, di cani, non ne voleva sentir parlare.
Gli abbiamo, all'epoca, chiesto il perchè.... il dibattito è stato più o meno il seguente:
Elsa: "Manu, ma ci vuoi dire perchè non ti piacciono i cani???"
Manuel: " Perchè puzzano, perdono il pelo e rompono i coglioni!!!
Elsa: "Chi non ama gli animali non ama neanche le persone"
Manuel: "E ti sembra che io ami le persone?!?!"
Ecco, questo era il Manuel pensiero pre-Peter Pan.
Oggi guai, entra in casa, non saluta nessuno (degli umani) e va subito da Pit.
L'Elsa poi, vabbè era prevedibile, l'ha immediatamente messo in cima alle priorità domestiche (in fondo ovviamente ci sono io, sob).
Telefonata tipo a metà mattinata:
io "Ciao Elsa come va?"
lei "Peter ha fatto la cacca in cortile"
io "Ok, il resto tutto bene?"
lei "Si. Peter ha fatto la pipì 3 volte, una volta in strada, un'altra sulla tua collezione di DVD e la terza sul nostro libretto di risparmio"
io "Ah ok tutto nella norma allora. Novità da raccontarmi?"
lei "No. Però Peter ha mangiato tutte le crocchette, un po' di culatello, il tartufo di Alba ed il Tiramisù".
io "Bene allora. Ah dimenticavo, mezzora fa c'è stato il terremoto, ci sono stati danni li in casa?"
lei "Ahhhhhh ecco cos'era. Credevo fosse Peter che aveva scoreggiato!!!"
Si, insomma. Il nostro cucciolo ci sta rivoluzionando la vita.
In meglio, ovviamente.
Per farla breve, a quella cazzata scritta sulla Genesi io non ci credo.
E, se davvero Dio esiste, beh è a 4 zampe!!!
L'ho scoperto da un paio di mesi e ci sono rimasto malissimo.
Perchè pensavo che Lui, essendo onnipotente, onniscente ed onniqualsiasialtracosa che mi venga in mente (minkia pure la rima), dovesse essere anche il più Bello dell'Universo.
Poi, però, mi sono tornate in mente alcune vecchie lezioni di catechismo.....:
"E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò."
Cazzo, Dio somiglia all'uomo!!!
Non è poi quel gran figo allora.
Perchè se davvero fosse stato bello, ma bello per davvero e non quel bello del "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace", beh allora dovrebbe somigliare a qualcos'altro.
Qualcosa di insidacabilmente bello. Che sia bello per tutti.
Ed io lo so cos'è.
Il mio Peter (Pan).
No ma dico gente, l'avete visto???
Cioè, Peter si che è davvero bello, mi incanto a guardarlo io.
Ma mica perchè è il mio cucciolo.
Lui ha una bellezza superiore.
Lo dice anche Simo "che bella faccia che hai, tato" (cit.).
E se lo dice il bambino più arrogante e presuntuoso del mondo c'è da credergli.
E Manu? Manuel il cinico che ne pensa?
Piccola premessa, prima dell'avvento di Peter, Manuel, di cani, non ne voleva sentir parlare.
Gli abbiamo, all'epoca, chiesto il perchè.... il dibattito è stato più o meno il seguente:
Elsa: "Manu, ma ci vuoi dire perchè non ti piacciono i cani???"
Manuel: " Perchè puzzano, perdono il pelo e rompono i coglioni!!!
Elsa: "Chi non ama gli animali non ama neanche le persone"
Manuel: "E ti sembra che io ami le persone?!?!"
Ecco, questo era il Manuel pensiero pre-Peter Pan.
Oggi guai, entra in casa, non saluta nessuno (degli umani) e va subito da Pit.
L'Elsa poi, vabbè era prevedibile, l'ha immediatamente messo in cima alle priorità domestiche (in fondo ovviamente ci sono io, sob).
Telefonata tipo a metà mattinata:
io "Ciao Elsa come va?"
lei "Peter ha fatto la cacca in cortile"
io "Ok, il resto tutto bene?"
lei "Si. Peter ha fatto la pipì 3 volte, una volta in strada, un'altra sulla tua collezione di DVD e la terza sul nostro libretto di risparmio"
io "Ah ok tutto nella norma allora. Novità da raccontarmi?"
lei "No. Però Peter ha mangiato tutte le crocchette, un po' di culatello, il tartufo di Alba ed il Tiramisù".
io "Bene allora. Ah dimenticavo, mezzora fa c'è stato il terremoto, ci sono stati danni li in casa?"
lei "Ahhhhhh ecco cos'era. Credevo fosse Peter che aveva scoreggiato!!!"
Si, insomma. Il nostro cucciolo ci sta rivoluzionando la vita.
In meglio, ovviamente.
Per farla breve, a quella cazzata scritta sulla Genesi io non ci credo.
E, se davvero Dio esiste, beh è a 4 zampe!!!
domenica 28 novembre 2010
Ieri, oggi e domani
(per il mio Manu)
Era una fredda serata di un dicembre di tanti anni fa.
Ma tanti tanti tanti veh. Il 1990 per la precisione.
La prima volta in cui ho veramente pensato a te.
Ti ho pensato e l'ho scritto. L'ho scritto alla tua mamma.
Sulle pagine di una (famosa...) smemoranda.
Ed oggi, pur a distanza di così tanto tempo, mi tornano in mente tutti i pensieri e le sensazioni che avevo in quel momento.
Ti immaginavo così, Manuel.
Esattamente così. Come sei ora.
Bello ed intelligente.
Sensibile e fragile.
Magro, ben fatto e con 4 peli sparsi a caso sul tuo stupendo corpicino.
Per me (e per la tua mamma) sei sempre stato un genio.
Noi lo sappiamo il perchè. Da sempre.
Da quando a 6 mesi hai pronunciato le prime parole, pitine e tetè (patatine ed estathè).
Oppure a 2 anni dicevi a tua madre: "Grazie Mamma che mi hai fatto nascere".
Ed ancora, a 3 anni vedevi Berlusconi in TV e lo chiamavi "Tangentopoli".
A 4 anni già sapevi leggere e scrivere.
A 5 dicevi sempre che non volevi diventare grande.
In quinta elementare mi battevi a Winning Eleven (grrrrrrrrrr).
Hai letto Lo Hobbit a 10 anni.
E Guitar Hero? Un mostro!!!
Ti abbiamo visto crescere giorno dopo giorno, insieme a noi.
Eri un bimbo tu, e due bambini noi.
Siamo anche un pochino cambiati, nel tempo. Per quel (penso poco) che un essere umano può realmente cambiare del proprio carattere nel corso della vita.
Un pochino più taciturno tu (madonna mia quanto parlavi da piccolo).
Un po' più burbero io.
Ma sempre dolcissima con te la tua mamma.
Solo una cosa non è cambiata in tutti questi anni.
L'infinito amore che proviamo per te.
E non voglio, ora, farti regali particolari.
O chissà quali promesse.
Neanche prediche o raccomandazioni.
Voglio solo vederti vivere la tua vita nel modo che TU preferisci.
Noi ci adeguiamo. E ti appoggeremo sempre.
Una sola cosa ti chiedo:
Non dimenticarti mai di me, di noi.
Ci basta poco, davvero. Un bacio, una carezza.
Anche una semplice confidenza.
Ti amo (come sempre o forse sempre più).
Il tuo papà
Era una fredda serata di un dicembre di tanti anni fa.
Ma tanti tanti tanti veh. Il 1990 per la precisione.
La prima volta in cui ho veramente pensato a te.
Ti ho pensato e l'ho scritto. L'ho scritto alla tua mamma.
Sulle pagine di una (famosa...) smemoranda.
Ed oggi, pur a distanza di così tanto tempo, mi tornano in mente tutti i pensieri e le sensazioni che avevo in quel momento.
Ti immaginavo così, Manuel.
Esattamente così. Come sei ora.
Bello ed intelligente.
Sensibile e fragile.
Magro, ben fatto e con 4 peli sparsi a caso sul tuo stupendo corpicino.
Per me (e per la tua mamma) sei sempre stato un genio.
Noi lo sappiamo il perchè. Da sempre.
Da quando a 6 mesi hai pronunciato le prime parole, pitine e tetè (patatine ed estathè).
Oppure a 2 anni dicevi a tua madre: "Grazie Mamma che mi hai fatto nascere".
Ed ancora, a 3 anni vedevi Berlusconi in TV e lo chiamavi "Tangentopoli".
A 4 anni già sapevi leggere e scrivere.
A 5 dicevi sempre che non volevi diventare grande.
In quinta elementare mi battevi a Winning Eleven (grrrrrrrrrr).
Hai letto Lo Hobbit a 10 anni.
E Guitar Hero? Un mostro!!!
Ti abbiamo visto crescere giorno dopo giorno, insieme a noi.
Eri un bimbo tu, e due bambini noi.
Siamo anche un pochino cambiati, nel tempo. Per quel (penso poco) che un essere umano può realmente cambiare del proprio carattere nel corso della vita.
Un pochino più taciturno tu (madonna mia quanto parlavi da piccolo).
Un po' più burbero io.
Ma sempre dolcissima con te la tua mamma.
Solo una cosa non è cambiata in tutti questi anni.
L'infinito amore che proviamo per te.
E non voglio, ora, farti regali particolari.
O chissà quali promesse.
Neanche prediche o raccomandazioni.
Voglio solo vederti vivere la tua vita nel modo che TU preferisci.
Noi ci adeguiamo. E ti appoggeremo sempre.
Una sola cosa ti chiedo:
Non dimenticarti mai di me, di noi.
Ci basta poco, davvero. Un bacio, una carezza.
Anche una semplice confidenza.
Ti amo (come sempre o forse sempre più).
Il tuo papà
sabato 7 agosto 2010
Gian Burrasca contro Pierino la peste.
C'era una volta, tanto tempo fa, in una Galassia lontana e sperduta nella spazio, un piccolo mondo chiamato Fantàsia.
Questo pianetino era popolato da poche centinaia di strani personaggi che intersecavano quotidianamente le lore bizzarre esistenze.
Tra questi spiccava il giovane Gian Burrasca che, poco più che sedicenne, credeva di essere il padrone del Creato, il Giusto tra i dannati ed il solo depositario della Verità.
In realtà era un cagacazzo assoluto e di dimensioni cosmiche. Arrogante, presuntuoso ed inviso a quasi tutto il resto della cittadinanza.
Altro soggetto che non passava certo inosservato era il piccolo Pierino la peste.
Età anagrafica di 10/11 anni circa ma potenziale vandalico pari al peggior ergastolano.
Musetto carino ma impertinente, fisico esile ma agile, cervello acuto ma predisposto unicamente al rompimento di coglioni verso il prossimo. E questa missione riusciva ad assolverla a pieni voti.
Ovviamente tra Gian Burrasca e Pierino la Peste non correva buon sangue.
Anzi.
I due non solo si detestavano reciprocamente ma facevano di tutto per venire a contatto e, di conseguenza, le scintille erano assicurate.
La differenza era data soprattutto dall'età quindi, quasi sempre, ad uscirne sconfitto era il povero (si vabbè povero...) Pierino.
Le prendeva di santa ragione ma non abbassava mai la cresta ed anzi provocava Gian Burrasca a più non posso con la intima speranza di poterlo ripagare quanto prima con la stessa moneta e con tutti gli interessi.
Finchè, un bel giorno, quel momento arrivò!
Era una calda serata d'estate in quel di Fantàsia e tutti gli abitanti si radunavano presso una vecchia arena chiamata Pista dove nel periodo estivo si svolgevano numerosi tornei tra cavalieri di compagini rivali.
Ed in questi frangenti i nostri cari bulletti di periferia, Gian Burrasca e Pierino la peste, non potevano mancare l'occasione per far notare la loro smisurata testa di cazzo.
Nonostante quella serata in particolare fosse caratterizzata da un notevole afflusso di persone i due dovevano e volevano a tutti i costi venire a contatto. Non è dato sapere quale fu il motivo del diverbio di quel dì, ma non ha importanza, poichè sicuramente era un pretesto.
Fatto sta che ad un certo punto Gian Burrasca decise di prendere Pierino ed ammazzarlo di botte. Ovviamente Pierino non era tipo da restar fermo a subire l'ira funesta del (pelide..) Gian. Ed iniziò a fuggire. Il Burrasca dietro ad inseguirlo ma, ahi lui, non riusciva a raggiungerlo. E corri corri corri, corri corri corri, le energie iniziavano a diminuire mentre il nervoso si accresceva in maniera esponenziale.
Poi l'idea geniale.
"Se non riesco a raggiungere te, allora me la prenderò col tuo indifeso destriero" pensò, tra sè, Gian Burrasca.
Si avvicinò, quindi, al piccolo mezzo di locomozione di Pierino, un modesto ronzino affettuosamente chiamato BC, lo prese a calci e pugni, rovesciò su di lui tutta la rabbia repressa e, non contento, decise di spingerlo con tutte le sue forze scagliando lunga la via dissestata senza guida alcuna.
Ma il caso volle che il povero animale, impaurito da cotanta collera e privo di controllo per la vigoria della spinta, dopo una corsa di un centinaio di metri, andò a sbattere contro una carrozza lussuosa e nuova di fiamma parcheggiata ai lati della Pista.
Questo veicolo, che tutti identificavano col nome di Pesciò, era di proprietà di un giovane uomo chiamo Giagio.
E questo era un problema. Prima di tutto perchè sto Giagio era un tipo misterioso e di poche parole, secondo perchè su di lui si raccontavano strane storie di avventure e stragi e massacri vari e ultimo, ma non ultimo, perchè era grosso come una casa. Sfiorava i due metri, muscoloso e nerboruto, ti guardava dall'alto verso il basso facendo sentire Pollicino ai piedi di Gulliver.
Gian Burrasca si rese subito conto del problema e, da intrepido guerriero qual'era, fece ovviamente finta di nulla ed andò a confondersi tra la folla, consapevole del fatto che nessuno si era accorto di niente.
Ma si era dimenticato dell'odiato Pierino.
Per Pierino era finalmente giunto il momento tanto atteso, l'occasione agognata da mesi, l'ora della sua vendetta.
E come un falco si precipitò dal Giagio, raccontandogli tutto.
Ma non solo; non voleva vincere, voleva stravincere. E giocò il carico.
Riferì tutto alla sola persona di tutta Fantàsia che incuteva ancor più timore del Giagio.
Il padre del Giagio stesso, tal Merigo.
Non era alto e poderoso come il figlio, ma dotato di una lucida follia che rendeva codardi anche i guerrieri più impavidi.
E poi aveva una figlia. Una figlia, gente, che sembrava una Dea in terra.
Talmente bella che se volevi farle una serenata sotto la finestra dovevi prendere il numerino come al supermercato. Di conseguenza, se volevi avere una microscopica speranza anche solo di poterla guardare da vicino, non potevi di certo inimicarti il di lei padre.
Così, in men che non si dica Gian Burrasca venne minacciato di morte dal Giagio.
Peggio fece Merigo che gli prospettò le peggiori torture.
Per non parlare della piccola Dea che mai, mai e poi mai avrebbe più degnato di attenzione il nostro malcapitato bulletto.
Gian Burrasca tornò, quindi, a casa con la coda tra le gambe, fu costretto a risarcire il Giagio, dovette pubblicamente chiedere scusa a Merigo e... buttò al vento le già infinitesimali speranze di poter, un giorno, sposare la bellissima Dea.
E Pierino, di contro, ne uscì vincitore.
Ora, con tutto quello che è successo in quei lontani giorni, chi avrebbe mai detto che Gian Burrasca avrebbe poi, dopo pochissimo tempo, davvero sposato quella dolce fanciulla? E mangiato fianco a fianco del folle Merigo per anni ed anni? O, ancora, diventato parente del gigantesco Giagio?
Eppure fu proprio così che andò!!!
E Pierino?
Beh, divenne, immediatamente dopo, il suo migliore amico. Ovviamente.
.... e vissero tutti felice e contenti.
Questo pianetino era popolato da poche centinaia di strani personaggi che intersecavano quotidianamente le lore bizzarre esistenze.
Tra questi spiccava il giovane Gian Burrasca che, poco più che sedicenne, credeva di essere il padrone del Creato, il Giusto tra i dannati ed il solo depositario della Verità.
In realtà era un cagacazzo assoluto e di dimensioni cosmiche. Arrogante, presuntuoso ed inviso a quasi tutto il resto della cittadinanza.
Altro soggetto che non passava certo inosservato era il piccolo Pierino la peste.
Età anagrafica di 10/11 anni circa ma potenziale vandalico pari al peggior ergastolano.
Musetto carino ma impertinente, fisico esile ma agile, cervello acuto ma predisposto unicamente al rompimento di coglioni verso il prossimo. E questa missione riusciva ad assolverla a pieni voti.
Ovviamente tra Gian Burrasca e Pierino la Peste non correva buon sangue.
Anzi.
I due non solo si detestavano reciprocamente ma facevano di tutto per venire a contatto e, di conseguenza, le scintille erano assicurate.
La differenza era data soprattutto dall'età quindi, quasi sempre, ad uscirne sconfitto era il povero (si vabbè povero...) Pierino.
Le prendeva di santa ragione ma non abbassava mai la cresta ed anzi provocava Gian Burrasca a più non posso con la intima speranza di poterlo ripagare quanto prima con la stessa moneta e con tutti gli interessi.
Finchè, un bel giorno, quel momento arrivò!
Era una calda serata d'estate in quel di Fantàsia e tutti gli abitanti si radunavano presso una vecchia arena chiamata Pista dove nel periodo estivo si svolgevano numerosi tornei tra cavalieri di compagini rivali.
Ed in questi frangenti i nostri cari bulletti di periferia, Gian Burrasca e Pierino la peste, non potevano mancare l'occasione per far notare la loro smisurata testa di cazzo.
Nonostante quella serata in particolare fosse caratterizzata da un notevole afflusso di persone i due dovevano e volevano a tutti i costi venire a contatto. Non è dato sapere quale fu il motivo del diverbio di quel dì, ma non ha importanza, poichè sicuramente era un pretesto.
Fatto sta che ad un certo punto Gian Burrasca decise di prendere Pierino ed ammazzarlo di botte. Ovviamente Pierino non era tipo da restar fermo a subire l'ira funesta del (pelide..) Gian. Ed iniziò a fuggire. Il Burrasca dietro ad inseguirlo ma, ahi lui, non riusciva a raggiungerlo. E corri corri corri, corri corri corri, le energie iniziavano a diminuire mentre il nervoso si accresceva in maniera esponenziale.
Poi l'idea geniale.
"Se non riesco a raggiungere te, allora me la prenderò col tuo indifeso destriero" pensò, tra sè, Gian Burrasca.
Si avvicinò, quindi, al piccolo mezzo di locomozione di Pierino, un modesto ronzino affettuosamente chiamato BC, lo prese a calci e pugni, rovesciò su di lui tutta la rabbia repressa e, non contento, decise di spingerlo con tutte le sue forze scagliando lunga la via dissestata senza guida alcuna.
Ma il caso volle che il povero animale, impaurito da cotanta collera e privo di controllo per la vigoria della spinta, dopo una corsa di un centinaio di metri, andò a sbattere contro una carrozza lussuosa e nuova di fiamma parcheggiata ai lati della Pista.
Questo veicolo, che tutti identificavano col nome di Pesciò, era di proprietà di un giovane uomo chiamo Giagio.
E questo era un problema. Prima di tutto perchè sto Giagio era un tipo misterioso e di poche parole, secondo perchè su di lui si raccontavano strane storie di avventure e stragi e massacri vari e ultimo, ma non ultimo, perchè era grosso come una casa. Sfiorava i due metri, muscoloso e nerboruto, ti guardava dall'alto verso il basso facendo sentire Pollicino ai piedi di Gulliver.
Gian Burrasca si rese subito conto del problema e, da intrepido guerriero qual'era, fece ovviamente finta di nulla ed andò a confondersi tra la folla, consapevole del fatto che nessuno si era accorto di niente.
Ma si era dimenticato dell'odiato Pierino.
Per Pierino era finalmente giunto il momento tanto atteso, l'occasione agognata da mesi, l'ora della sua vendetta.
E come un falco si precipitò dal Giagio, raccontandogli tutto.
Ma non solo; non voleva vincere, voleva stravincere. E giocò il carico.
Riferì tutto alla sola persona di tutta Fantàsia che incuteva ancor più timore del Giagio.
Il padre del Giagio stesso, tal Merigo.
Non era alto e poderoso come il figlio, ma dotato di una lucida follia che rendeva codardi anche i guerrieri più impavidi.
E poi aveva una figlia. Una figlia, gente, che sembrava una Dea in terra.
Talmente bella che se volevi farle una serenata sotto la finestra dovevi prendere il numerino come al supermercato. Di conseguenza, se volevi avere una microscopica speranza anche solo di poterla guardare da vicino, non potevi di certo inimicarti il di lei padre.
Così, in men che non si dica Gian Burrasca venne minacciato di morte dal Giagio.
Peggio fece Merigo che gli prospettò le peggiori torture.
Per non parlare della piccola Dea che mai, mai e poi mai avrebbe più degnato di attenzione il nostro malcapitato bulletto.
Gian Burrasca tornò, quindi, a casa con la coda tra le gambe, fu costretto a risarcire il Giagio, dovette pubblicamente chiedere scusa a Merigo e... buttò al vento le già infinitesimali speranze di poter, un giorno, sposare la bellissima Dea.
E Pierino, di contro, ne uscì vincitore.
Ora, con tutto quello che è successo in quei lontani giorni, chi avrebbe mai detto che Gian Burrasca avrebbe poi, dopo pochissimo tempo, davvero sposato quella dolce fanciulla? E mangiato fianco a fianco del folle Merigo per anni ed anni? O, ancora, diventato parente del gigantesco Giagio?
Eppure fu proprio così che andò!!!
E Pierino?
Beh, divenne, immediatamente dopo, il suo migliore amico. Ovviamente.
.... e vissero tutti felice e contenti.
sabato 17 luglio 2010
Cose strane
A casa mia, di notte, succedono cose strane!!!
Anche di giorno, a dire il vero. Ma la notte...
Ieri a mezzanotte, per esempio, mi son deciso.... ricomincio a spararmi la serie di Star Trek. Quella originale. Lo faccio ogni 4/5 anni. Ed il tempo era ormai maturo.
Ovviamente possiedo i 3 bei cofanetti a forma di astronave contenenti tutti gli episodi al completo. Li tiro giù dallo scaffale. Apro quello giallo. Quello della prima stagione.
Cerco il disco 1. Manca. ed anche il 2.
Cosa?!?!?!?!?!
Mancano i dischi 1 e 2???
Cazzo, inizio a sudare.
Cerco, cerco e cerco.
Ed ovviamente non li trovo.
Vabbè vado a letto incazzato come una iena confidando velocemente questo mio dramma spirituale alla mia dolce e comprensiva mogliettina.
Il mattino dopo mi sveglio..... ed ovviamente i 2 dischi sono magicamente riapparsi.
L'Elsa dice di non essere stata, Manuel fa (al solito) lo gnorri.... quindi restano 2 possibilità:
a) Il nonno Merigo (improbabile);
b) L'uomo nero (la più papabile).
Ed il mistero non verrà mai più svelato ovviamente.
Poi c'è il famigerato ladro di calzini.
Tutte le notti Manuel si addormenta (sul divano). E quando si sveglia troviamo solo un calzino.
Uno solo.
Indi, anche qua i casi sono 2.
a) Mio figlio si droga talmente tanto che la sera esce con un calzino solo;
b) è stato l'Uomo Nero.
E che dire poi del Labirinto dei sonnambuli di casa Deleo?
Dunque, premettendo che l'appartamento in cui viviamo è grande come una tenda da campeggio.... beh la notte pare trasformarsi, ingrandirsi ed ampliarsi a dismisura.
Se poi ci aggiungiamo il fatto che noi 4 siamo tutti sonnambuli il mattino diventa sempre un'impresa ritrovare tutti i componenti del nucleo familiare.
La più affidabile è l'Elsa che di solito occupa il lettone... occupa nel senso che ci sta solo lei visto che tiene tutto il materasso in stile piovra gigante.
Poi Manu, se era sul divano ricompare nel letto di Simo, nel caso avesse dormito al suo posto lo ritrovi nel solito divano (e con 1 calzino solo ovviamente); in qualche caso non lo si trova più nel senso che ha dormito direttamente fuori casa (e senza avvisar nessuno).
E Simo? Ah beh Simo ovviamente è il più ostico da ritrovare visto che spazia dal nostro appartamento fino a quello dei nonni.... una volta l'ho trovato nella vasca da bagno e per fortuna che non ho aperto l'acqua...
Cose strane si. Di notte.
Di giorno invece quasi tutto regolare.
A parte qualche settimana fa quando ho scoperto che sul tappeto della sala c'era Batman che dormiva!!!
Anche di giorno, a dire il vero. Ma la notte...
Ieri a mezzanotte, per esempio, mi son deciso.... ricomincio a spararmi la serie di Star Trek. Quella originale. Lo faccio ogni 4/5 anni. Ed il tempo era ormai maturo.
Ovviamente possiedo i 3 bei cofanetti a forma di astronave contenenti tutti gli episodi al completo. Li tiro giù dallo scaffale. Apro quello giallo. Quello della prima stagione.
Cerco il disco 1. Manca. ed anche il 2.
Cosa?!?!?!?!?!
Mancano i dischi 1 e 2???
Cazzo, inizio a sudare.
Cerco, cerco e cerco.
Ed ovviamente non li trovo.
Vabbè vado a letto incazzato come una iena confidando velocemente questo mio dramma spirituale alla mia dolce e comprensiva mogliettina.
Il mattino dopo mi sveglio..... ed ovviamente i 2 dischi sono magicamente riapparsi.
L'Elsa dice di non essere stata, Manuel fa (al solito) lo gnorri.... quindi restano 2 possibilità:
a) Il nonno Merigo (improbabile);
b) L'uomo nero (la più papabile).
Ed il mistero non verrà mai più svelato ovviamente.
Poi c'è il famigerato ladro di calzini.
Tutte le notti Manuel si addormenta (sul divano). E quando si sveglia troviamo solo un calzino.
Uno solo.
Indi, anche qua i casi sono 2.
a) Mio figlio si droga talmente tanto che la sera esce con un calzino solo;
b) è stato l'Uomo Nero.
E che dire poi del Labirinto dei sonnambuli di casa Deleo?
Dunque, premettendo che l'appartamento in cui viviamo è grande come una tenda da campeggio.... beh la notte pare trasformarsi, ingrandirsi ed ampliarsi a dismisura.
Se poi ci aggiungiamo il fatto che noi 4 siamo tutti sonnambuli il mattino diventa sempre un'impresa ritrovare tutti i componenti del nucleo familiare.
La più affidabile è l'Elsa che di solito occupa il lettone... occupa nel senso che ci sta solo lei visto che tiene tutto il materasso in stile piovra gigante.
Poi Manu, se era sul divano ricompare nel letto di Simo, nel caso avesse dormito al suo posto lo ritrovi nel solito divano (e con 1 calzino solo ovviamente); in qualche caso non lo si trova più nel senso che ha dormito direttamente fuori casa (e senza avvisar nessuno).
E Simo? Ah beh Simo ovviamente è il più ostico da ritrovare visto che spazia dal nostro appartamento fino a quello dei nonni.... una volta l'ho trovato nella vasca da bagno e per fortuna che non ho aperto l'acqua...
Cose strane si. Di notte.
Di giorno invece quasi tutto regolare.
A parte qualche settimana fa quando ho scoperto che sul tappeto della sala c'era Batman che dormiva!!!
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