domenica 10 marzo 2013

Verrà un giorno...

Mi piacerebbe "menarmela" un po' facendo passare il titolo di questo pezzo per una citazione manzoniana di altissimo livello. La famosa (?) profezia di Fra Cristoforo nei confronti di Don Rodrigo, all'interno del sesto capitolo dei Promessi Sposi.
In realtà il mio accenno è molto più terreno e non ha nulla di metafisico.
Si riferisce, infatti, ad alcuni obiettivi presenti nella vita, o meglio nella mente, di ognuno di noi che attendiamo da sempre e che sembrano non giungere mai.
Come in un videogame, devi arrivare alla fine di un livello per poi passare a quello successivo.
Oppure in un libro, attendi con smania di concludere un capitolo e quindi riparti subito con il seguente.
Ed anche la mia vita è sempre stata caratterizzata da fasi di questo tipo, una continua corsa a tappe nella quale mi sembrava di non vedere mai l'arrivo.

(Cavolo, un preambolo serio per un brano che doveva essere divertente)

Ok, riproviamo.

Il primo obiettivo nella vita di un uomo è........ (no, non è sposarsi!!!)
Il primo obiettivo nella vita di un uomo è........ IL MOTORINO.

Ho sempre voluto il motorino.
Fin dalle elementari.
Ma per averlo dovevi compiere 14 anni.
Ohi, 14 anni, eh!!!
E quando ci sarei arrivato a 14 anni?
Mancava un sacco di tempo. E non passava mai.
(vi siete accorti che da piccoli il tempo scorre più lentamente, vero?)
Beh all'epoca per me il tempo non scorreva, si trascinava.
Io pensavo al motorino ma non sapevo ancora legarmi le scarpe.
Non avevo ancora fatto la Comunione.
Poi c'era l'esame di quinta.
Le medie.
Oddio, non avrei mai avuto il motorino.
Sarei morto prima.
Davvero eh, mi ero ormai convinto che non avrei mai compiuto questi benedetti 14 anni.

Ed invece quel giorno arrivò.
Anzi, arrivò con un giorno di anticipo.

La sera prima del mio 14esimo compleanno non ho resistito alla tentazione ed ho finalmente tagliato il primo traguardo della mia vita:
Guidare il mio splendido motorino.
Vabbè splendido, un quattrotto usato color ruggine da 48 cc di cilindrata ed una ragguardevole velocità massima di 50 km orari.
Con mia madre impaurita che mi diceva di stare attento ed andare piano.
Cioè mamma, in che senso andar piano? Che una volta mi ha superato, in retro, anche la Mea con la sua leggendaria 127 rossa. E si che mi ero anche piegato sotto il manubrio per tagliar meglio l'aria!!!
Ma non sgridatemi se l'ho usato prima di compiere i 14 anni; ero giustificatissimo.
Dovevo andare con i miei amici al cinema di Busseto a vedere un documentario cul...turale sull'estinzione delle foche in Groenlandia. Entravi in punta di piedi per sembrare più alto ed una volta dentro ti nascondevi tra le poltrone per non farti riconoscere.
Che poi, tanto, conoscevi e ti conoscevano tutti.

Ma, finalmente, il primo obiettivo era realizzato.

Inizio, quindi, le superiori e con gli amici del Liceo stabiliamo di comune accordo che, per essere considerato a tutti gli effetti un Uomo, occorreva raggiungere necessariamente 3 traguardi:
  • Prendere la patente;
  • Ottenere il Diploma di Maturità;
  • Perdere la verginità.
Vanno, ovviamente, ottenuti tutti e 3 ma senza nessun ordine di priorità.
Ed anche per questi il tempo sembrava non passare mai, soprattutto perchè, per conquistare questo mitico "Triplete", dovevi avere quanto meno 18 anni 1 mese ed 1 giorno (chi ha dato la patente sa il perchè).

Per la questione patente il vero problema è stato unicamente quello dell'attesa visto che in ogni caso avrei dovuto aspettare la maggiore età. Le prove di teoria e, soprattutto, guida, invece, essendo io un maschio (...), sono state una semplice formalità.

L'ottenimento della Maturità è stato più difficoltoso a causa di una frequenza scolastica, nel corso dell'ultimo anno, non proprio assidua. Ma all'esame orale sono riuscito a dar sfoggio della mia proverbiale ars oratoria meritandomi la Ola dei compagni all'uscita dall'aula.

Infine, perdere la verginità.
Ad onor del vero questa cosa non ha mai rappresentato una effettiva priorità per me. Sapete com'è, noi uomini non siamo particolarmente interessati al sesso.
A tal punto che non ricordo neppure con esattezza tutti i dettagli ed i particolari di quanto avvenuto in quei lunghissimi 14 secondi...


Fatto sta che un giorno mi incontro con la mia amata Elsa e lei mi dice:
"Massi sono incinta."
 allora io, ingenuo:
"Beh, prendi un Aulin."

ma lei continua:
"Non hai capito, non vedi che ho la pancia?"
 io, attonito, ribatto:
"Ma, amore, a me piaci anche un po' rotondetta."

l'Elsa inizia ad innervosirsi:
"Massi, aspetto un bambino!"
  ed io, tranquillissimo:
"Bene, io invece aspetto Mighel che poi andiamo a fare un giro in moto."

A questo punto lei perde la pazienza e mi urla:
"Ho fatto una visita ginecologica, sono al 5° mese di gravidanza, ci dobbiamo sposare, diventerai papà e devi dire tutto ai nostri genitori!!!!"
BOOOOMMMMMM
"Nonononononononononononono, io a Merigo non dico un cazzo."


Purtroppo, volente o nolente, il passaggio dai neo nonni andava fatto. Ed io, molto coraggiosamente, scelsi di cominciare da papà Luigi.
Il discorsetto, preparato in ogni dettaglio per giorni e giorni davanti allo specchio, faceva più o meno così:

"Pà, vieni di qua in sala un minuto che ti devo dire una cosa. Però siediti sulla poltrona che stai più comodo e poi non si sa mai... Anzi, meglio sul divano va.
(piccola pausa teatrale con annessa presa d'ossigeno rinvigorente)
Ti ricordi quando mi dicevi che se avevo un problema avrei potuto sempre parlarne con te??? Ecco, l'Elsa è incinta, io diventerò papà (sottinteso, tu nonno), devo lasciare gli studi, iniziare a lavorare, sposarmi e metter su casa. Tu, ovviamente, pagherai tutte le spese."

ma lui, dopo un attimo di esitazione:
"Ahahahahahahahahaha grande Massi, ti va sempre di scherzare, burlone che non sei altro."

Ed uscì dalla sala col sorriso sulle labbra.

Niente dai, andrà meglio con Merigo (ahhhhhhhhhhhhhhhhhh), pensai.
Salgo, quindi, in casa Bergamaschi dove già mi aspettavano in salotto la Elsa con mamma Rosanna (lei già al corrente di tutto) e mi siedo in attesa dell'ingresso del temibile suocero.
Questi, appena arriva, si piazza all'entrata della sala e, dall'alto del suo metro e ottanta, con sguardo sospettoso esclama:
"Cu suceda chè?"

A quel punto attacco, bello baldanzoso, con la mia arringa studiata a memoria:
"Buongiorno Signor Bergamaschi, io e sua figlia Elsa abbiamo pensato di ottimizzare le nostre risorse umane unendo le rispettive energie ed occupando gli spazi strettamente necessari a migliorare la qualità della vita di questa vostra splendida abitazione. Inoltre, tenuto conto del rapporto metratura/inquilini, abbiamo ritenuto opportuno aumentare il sopra citato nucleo familiare di una ulteriore unità preferibilmente nuova di zecca. Naturalmente è fortemente gradita una vostra partecipazione alle spese."

Lui è imperterrito e si limita ad un semplice:
"Ètt bivì???"

A sto punto, spazientita, interviene in tackle la Rosanna:
"Merigo, l'Elsa lè piena c'me n'ov."

L'amabile suocero mi fissa con gli occhi pieni di disprezzo ed esclama:
"Ecco, al sava me ca che lù l'era un delinquent!!!"

E se ne va sbattendo la porta.

Fu così che, con un sol colpo (letterale...), raggiunsi 3 nuovi traguardi contemporaneamente: diventare uomo (...), marito e padre.

A dire il vero anche il giorno del parto sembrava non arrivare mai, eppure mancavano solo 4 mesi alla nascita. Finchè un bel giorno torno a casa e vedo la Elsa con in braccio qualcosa di vagamente somigliante ad un essere vivente.

Lei mi guarda, tutta raggiante, e mi fa:
"Allora, ti piace il nuovo arrivato?"

io sono un po' perplesso: "Uhm, dove l'hai comprato?"
lei: " Rispondimi. (Cretino)"

io: "Dovrei pensarci un attimo, per dire, sporca molto?"
lei: "Sempre meno di te. (Idiota)"

io: "Ok ma  è rumoroso?"
lei: "Beh non rutta e non scoreggia quindi forse non è tuo. (Asino)"

io: "Vabbè ma quanto consuma?"
lei, sarcastica: "Poco, va  a metano. (Deficiente)"

ed io, finalmente più tranquillo:
"Bene allora per adesso lo teniamo, poi semmai esercitiamo il diritto di recesso!"


Ecco, la vera ironia della vita sta proprio in questo:
quando sei piccolo, ragazzo o giovane i momenti che attendi sembrano irraggiungibili e non arrivano mai abbastanza velocemente. Appena diventi adulto, invece, tutto si capovolge, i giorni scorrono rapidissimi, non fai in tempo a pensare ad un obiettivo che subito l'hai raggiunto e superato.
Ed io già mi vedo, in un futuro ormai dietro l'angolo, centenario, vecchio e decrepito, seduto sulla mia sedia a rotelle ad energia nucleare che guardo l'Inter sul nuovissimo televisore da 100 pollici a 4 dimensioni mentre insulto l'arbitro che si è nuovamente fatto corrompere dagli odiati juventini.

Ma nella mia testa c'è un solo pensiero:
"Ahhhhh, cosa darei per poter guidare ancora il mio motorino."






giovedì 13 dicembre 2012

Attenti a quei due

Solitamente, per comperare un articolo di qualsiasi tipo, è sufficiente passare per 3 semplicissime fasi:

1) Ti rendi conto di avere necessità o bisogno di una determinata cosa;
2) Vai in qualche negozio per sceglierla;
3) Concludi l'acquisto.

Solitamente, dicevo.
Perchè se sei sposato, ovviamente, le cose si complicano.
Infatti, quasi sempre, ciò di cui ha bisogno il marito (Playstation12, TV Led 3D da 95 pollici, impianto home theatre da 12.500 euro, abbonamento ad Inter Channel ecc.) non corrisponde alle esigenze della moglie (Folletto Full Optional, Lavasciuga classe A++++++ con 27 kg di carico, Robot da cucina Bimby che frulla/cuoce/lava/mangia/digerisce contemporaneamente, borsetta Louis Vuitton in pelledicoccodrillovivo da pagare in 48 comodi quinti dello stipendio del marito ecc.).

E già qua potrebbero nascere i primi problemi.
A meno che tu non abbia la fortuna di percepire, come noi, uno stipendio da statale ed uno da commessa e quindi poterti permettere tutto quanto contemporaneamente.

Le cose, invece, si complicano se l'articolo da acquistare riguarda tutta la famiglia, tipo una macchina, la casa, il divano, la stufa a pellet oppure.... il cane.
Ecco, ad un certo punto della nostra lunghiiiiiiissima vita di coppia, abbiamo deciso di prendere un cane.
Beh, per la verità, il mio personalissimo apporto a questa rivoluzionaria scelta familiare non è stato poi così fondamentale.

L'Elsa arriva a casa: "Ciao amore mio dolcissimo, quanto mi sei mancato oggi, tutto bene al lavoro? Hai passato una bella giornata?"
Massi (uhm, mumble mumble, qui gatta ci cova): "Si. si."
Elsa: "Bene, sono QUASI felice. Per esserlo completamente che ne dici se compriamo un cane?"
Massi (merda, son fregato): "Ok."
Elsa: "Siamo d'accordo allora (...). Adesso non ci resta che decidere la razza, il sesso, il colore, l'età, la spesa e l'allevamento."
Massi (ora la frego io): "Certo cara, io propenderei per quella razza pulitissima, profumata e docile denominata Peluche."
Elsa: "Grande Massi, l'ho sempre detto che sei un genio, anche io avevo pensato esattamente ad un Boxer fulvo di 75 giorni con le guance penzolanti, la bava cadente ed i denti aguzzi. Sarà perfetto da tenere dentro la nostra nuovissima casetta. Smack (suonodelbaciodigiuda)."
Massi (BANG): "Ok cara."

Lei esce di casa alla velocità della luce ed io rimango impietrito per 15 secondi. Quando il sangue ricomincia a fluirmi nel cervello (me ne servono circa 274 litri per riempirlo tutto) inizio a rendermi conto di quanto appena successo.

Un cane.
No.
Un Boxer.
UN BOXER.
UN BOOOXXXEEERRR???
DENTRO CASA MIA? SUL MIO DIVANO? NEL MIO LETTO?

Calma.

Calma.


Calma.



BANG (2).


Quindi la prima fase, nelle procedure d'acquisto, era ultimata.
Ora bisognava procedere con la seconda e scegliere l'esemplare (scusami Pittinomiobello se ti ho chiamato "esemplare").
Ovviamente la Elsa si era già informata su tutto ed aveva deciso di andare a vedere l'allevamento del Boxer del Ducato di Parma.
Così, un bel giorno, partiamo in macchina e ci rechiamo alla volta di questo famigerato allevamento.
La strada, come sempre, l'aveva studiata lei e dopo 25 scorciatoie che ci hanno consentito di percorrere solamente 41 chilometri in più, giungiamo finalmente a destinazione.
Ossia, arriviamo in una specie di stradina con il fondo in stile Camel Trophy lunga una dozzina di miglia che terminava esattamente di fronte ad una insegna gigantesca recante la seguente scritta:

ASILO

Asilo? Che cazzo vuol dire Asilo?
Poi, d'improvviso, l'illuminazione:
"Elsa, Tesoro Mio, che sorpresa stupenda, non vuoi un cane, vuoi adottare un bambino!!!" (però, uhm, qualcosa non quadra, adottare, perchè adottare? mica sono sterile io).

Ed infatti lei, delicata come sempre:
"Cretino, dove guardi, l'allevamento è li a sinistra".

Mi giro e vedo, finalmente, il tanto agognato (...) ricovero per cani.
Ci fiondiamo, perciò, davanti al cancello, smaniosi ed eccitati come Pinocchio alle porte del Paese dei Balocchi. Ma (c'è sempre un maledetto MA nelle storie della famiglia Deleo).... non troviamo il campanello!!! Aspettiamo tranquilli un paio di orette e poi decidiamo di provare col cellulare.

"Pronto, sono la Bergamaschi, volevo sapere se siete aperti. Siamo qua davanti ma fate pure con comodo che tanto abbiamo portato i sacchi a pelo."

"Salve sono la Stocchi, arriviamo subito ad aprire."

Ed infatti, dopo aver montato le tende e passato un paio di notti all'addiaccio, vediamo in lontananza una figura che si avvicina lentamente a noi. Una ragazzina esile e minuta dai capelli biondi e la pelle chiara. Allora io, disinvolto come mio solito, le dico:

"Ciao, abbiamo parlato prima al telefono con tua nonna, ce la vai a chiamare per favore?"
Lei, imperturbabile: "Ero io al telefono (idiota)."

Cominciamo bene, penso tra me.

Continuo, con noncuranza: "Ok, siamo venuti qua per comprare un cane."
E lei, sguardo impenetrabile e voce di ghiaccio: "Qua non vendiamo cani, noi abbiamo i BOXER."

Ops, mi sa che ho sbagliato approccio.

Riprovo: " Si si intendevo proprio quelli li, i boxer."
Ma la Stocchi mi incalza: "E perchè volete un BOXER?"

Inizio a sudare, lei se ne accorge e noto un ghigno di sadico piacere sul suo viso.
"Come perchè? Perchè.... perchè.... beh perchè sono bravi a fare la guardia."
Lei, serissima: "Allora compratevi un pastore tedesco."

Ok, messaggio recepito, la Elsa mi appioppa una dolcissima ginocchiata ed entra, finalmente, nella conversazione:
"In realtà ci siamo appena trasferiti in una casa nuova ed indipendente, abbiamo un delizioso (...) bimbo di 5 anni ed avremmo pensato di farlo crescere con la compagnia dolce, giocosa e protettiva di un cucciolo di questa fantastica razza."
La Stocchi, finalmente, inizia a dare i primi segni di disgelo e si lascia andare ad un commovente:
"Parliamone."

Da li in poi il colloquio prosegue interamente tra le due dolci pulzelle (...) con la Stocchi ad elencare solamente una ventina di semplici e banali condizioni e la Bergamaschi sempre accondiscendente a qualunque richiesta.

S.: "Prima di tutto occorre che abbiate una casetta modesta ed accogliente, quanto meno di 750 metri quadri."
B.: "Nessun problema."
S.: "Logicamente anche un piccolo cortile per lo sgambamento, direi che 4 biolche dovrebbero bastare."
B.: "Nessun problema."
S.: "Sarebbe anche opportuno un posto in sala da pranzo a lui dedicato, quello a capotavola può andar bene."
B.: "Nessun problema."
S.: "Mi raccomando che il bagno, quello a lui riservato, abbia una doccia abbastanza spaziosa e la vasca a 2 piazze per evitare problemi di scoliosi. Il bidet preferibilmente in marmo di Carrara per questioni di igiene."
B.: "Nessun problema."

e via dicendo.
Ma niente di particolarmente complesso in realtà.
Li per li ho avuto solo un dubbio, cosa intendeva quando ha chiesto: "La cuccia per tuo marito l'hai già presa?" (poi col tempo però ho capito...).

Siamo pronti, perciò, a passare alla fase 3. quella dell'acquisto vero e proprio.
E la Stocchi ci presenta il suo socio, nonchè veterinario dell'allevamento oltre che addetto alle trattative.
Lo vedo benissimo anche mentre arriva da lontano, sembra il fratello gemello di Cino Ricci (se non sapete chi è cercate le foto su google e resterete stupefatti) ma 40 cm più alto.
La prima cosa che ci dice?
Buongiorno? No.
Come va? No.
Piacere di conoscervi? No.

La prima cosa che ci dice è:
"Quand'è che lo iscriviamo ad una gara?"

Ad una gara? Che gara? Ci sono gare per Boxer? Cosa? Devo portarlo in un ring? Un ring? Boxer?
Ma mica lo sapevo che sti cani praticano il pugilato.
Boh, non ci capisco più nulla ed inizio ad innervosirmi. Così, deciso come non mai, gli faccio:
"No guardi, a noi le gare non interessano, tzè!!!"
e lui: "Si ma a me di voi non me ne frega un cazzo."

Quando si dice parlar chiaro.

Fortunatamente si inserisce nuovamente la mia dolce mogliettina dicendo che qualcosa avremmo fatto ma che per problemi lavorativi e familiari più di tanto non potevamo garantire.

E lui: "Ok Signora, facciamo così, il prezzo del Boxer si aggira intorno a 19576 euro, ma se lo portate ad un paio di manifestazioni all'anno e lo mettete a disposizione per la monta possiamo chiudere a 14 euro."
L'Elsa: "Affare fatto, magari vi mando anche mio marito nei fine settimana a pulire i box così chiudiamo a 10 euro."
Tardini: "No guardi, per gli inserimenti lavorativi in ergoterapia è prevista una maggiorazione di 6 euro."
Elsa: "Come non detto."

Transazione conclusa e vissero tutti felici e contenti.

Chiudo (era ora) con una parentesi seria.
Questi 2 allevatori sono davvero un po' strani.
Ed inizialmente possono anche fare una brutta impressione perchè sono diffidenti, sospettosi e pignoli. Ma a noi sono piaciuti subito.
Perchè loro, il Boxer, non te lo vogliono vendere. Tu vai la convinto che siccome paghi puoi acquistare quello che vuoi ma loro no, se non gli piaci non te lo danno.
Si tratta di una stranissima inversione nel rapporto venditore/cliente ma credo sinceramente che sia una scelta vincente.
Perchè non stiamo parlando di comprare scarpe o braccialetti, parliamo di Boxer.
In breve, questi 2 strani tipi non ci hanno venduto un cane.
Ci hanno offerto un'opportunità.

L'Elsa ed io l'abbiamo colta.
E quando siamo usciti dall'allevamento la nostra vita è migliorata.



mercoledì 21 novembre 2012

Quel pomeriggio di un giorno da cani


Si, è stato un giorno da cani (letterale...). E non solo il pomeriggio.
Perché i proverbi spesso ci azzeccano ed il buon giorno s'era visto già dal mattino.
Ma un titolo più idoneo non l'ho trovato (gran film, tra l'altro) e quindi mi faccio andar bene questo.

Giornata di merda, dicevo; e si era capito già di prima mattina.
(ps "il mattino ha l'oro in bocca" invece è un proverbio del cazzo).

Doveva essere una giornata lavorativa pienissima, con un turno di servizio che sarebbe finito intorno alle 20.30.
Mi ero, perciò, proposto di prendermela un po' comoda, alzarmi alle 7.30, preparare Simone per la scuola, farmi un giretto con Pit, una doccia energizzante e poi verso le 10 iniziare a lavorare.

Ovviamente il mio programma è andato a farsi fottere già alle 8,15.

Chiamata urgente per grane lavorative e tutto scombussolato. Quindi mi vesto in fretta e furia e porto fuori il mio adorato cucciolone per i bisognini del dolce risveglio. Solo che il Petermiodolcissimo, appena uscito, sente nell'aere una musichetta soave di stampo indiano, a lui da sempre non particolarmente gradita (leggero eufemismo), ed inizia ad abbaiare al mondo.

Ma di pipì, nemmeno una goccia.

"Pit, amore, fai la pipì"
(niente)
"Tatone bravissimo, fai la pipì"
(nulla)
"Tesoro del papà, ti prego, fai la pipì"
(zero)
"Cucciolone del mio cuore, ti scongiuro, fai la pipì"
(zeroalquoto)

"CAZZO PETER HAI ROTTO I COGLIONI, VUOI PISCIARE SANTIDDIO???"
(psssssssssssssssss)

E me ne vado finalmente al lavoro.
Tra le solite problematiche, rogne e difficoltà tipiche di ogni pre November Porc.

Verso le ore 14,20 inizia il bello.
Squilla il mio cellulare (ok nulla di strano).
Quello personale però (che palle odio quando mi chiamano sul personale mentre lavoro).
E' Manuel (uhm, Manuel, alle 14.20, mumble mumble, vorrà dei soldi).

"Papà ho un problema ....."
Rapido elenco delle cose che mi son venute in mente nel mezzo secondo immediatamente successivo:
  1. Non vuole dei soldi (sa che sono a lavorare e non posso darglieli);
  2. Vuole sapere sotto quale materasso ho nascosto i soldi (improbabile);
  3. Non torna per cena (improbabile perché troppo presto, lui di solito lo comunica 10 minuti dopo che abbiamo iniziato a cenare)
  4. Ha rapinato una Banca ed è inseguito dalla Polizia (altamente improbabile, con una Punto l'avrebbero già raggiunto)
  5. L'hanno rapito (impossibile perché la richiesta di riscatto non potrebbe superare i 75 euro);
  6. Ha fatto un incidente (bingo).
".... ho tamponato uno sulla provinciale"
"Ok Manu, ti mando la mamma (clic)."

Chiamo la madre:
"Elsa vai da Manu che ha tamponato uno sulla provinciale ed io sono impegnato...."
Rapido elenco delle cose che sono venute in mente alla madre nel mezzo secondo immediatamente successivo:
  1. E' morto;
  2. E' in fin di vita;
  3. E' vivo ma ha ucciso 4 persone (tra le quali 2 bambine) ed 1 cane (cucciolo);
  4. E' vivo ma ha distrutto la Punto, la Ferrari del tamponato ed il muretto in mattoni facciavista del '600 della villetta posta a bordo strada;
  5. E' morto.
"Ma si è fatto male??????"
ed io "No (clic)"
E me ne torno alle mie faccende lavorative.

Verso le 15.20 mi squilla ancora il cellulare (ok nulla di strano).
Ancora quello personale (e lo sapete che odio quando mi chiamano sul personale mentre lavoro).
E' la Catia Palmas.
La Catia Palmas? La Catia Palmas datore di lavoro dell'Elsa?
Uhm, la Catia Palmas non mi telefona mai.

"Massi ho provato a chiamare l'Elsa ma non mi risponde...."
Rapido elenco delle cose che mi son venute in mente nel mezzo secondo immediatamente successivo:

  1. Vuole licenziare l'Elsa (improbabile);
  2. Vuole dar l'aumento all'Elsa (improbabile);
  3. Vuol dire all'Elsa di andare a riprendersi il biglietto vincente da 500.000 euro del gratta e vinci che si è dimenticata sul bancone (impossibile);
  4. Vuole invitare l'Elsa alla 479esima cena tra amici alla quale io non sono invitato per la 480esima volta (probabile);
  5. Vuol comunicare all'Elsa qualche importante notizia lavorativa (probabile);
  6. E' successo un altro casino (bingo).
".... mi ha chiamato Davide, il vostro vicino, dicendo che avete la porta di casa aperta con il cane ed il gatto che girano bellamente per la via."
ed io "Ok, grazie (clic)"

Chiamo l'Elsa:
"PORCDIQUELLPUTTANVACCBESTIALADRDIOSANTINCORONAXZYKWJZ, vola subito a casa che c'è il mio Pit in giro per strada!!!"

Rapido elenco delle cose che sono venute in mente a me ed all'Elsa nei 12 secondi che ha impiegato per percorrere i circa 2 chilometri di distanza da casa:  
  1. Pit è morto;
  2. Pit è moribondo;
  3. Pit è lievemente ferito;
  4. Pit ha mangiato il dito della vecchietta che arditamente gli mostra sempre l'indice quando lo incrocia nella via;
  5. Pit ha sfondato la porta dei vicini e si è mangiato il loro stereo con inclusa collezione completa di musica indiana;
  6. Pit ha sbranato i 2 rapinatori che hanno cercato di entrare in casa per rubarmi i 75 euro che avevo messo da parte per il riscatto di Manuel;
  7. Pit è morto.
Ma, come in tutte le favole degne di questo nome, anche questa storia ha un lieto fine.
L'Elsa arriva in prossimità di casa e Pit non c'è (leggero aumento del battito cardiaco).
Entra nella via e Pit non c'è (notevole aumento del battito cardiaco).
Si avvicina a casa, Pit non c'è e la porta è aperta (pre-infarto).
Guarda, molto timorosamente, l'ingresso di casa e.....

..... Pit è comodamente accucciato sulla soglia che guarda dolcemente il vicino Davide che, dal borghetto di fronte la porta, gli fa degli strani gesti non meglio identificabili.

Tutto è bene quel che finisce bene.
Ognuno ha fatto il proprio dovere, Simone incluso, l'unico a ricordarsi di Dave, gatto coinquilino, che nel marasma generale poteva tranquillamente essersene andato a Busseto (e che invece dormiva tranquillamente sul tavolo).

Poi vabbè, come disse anche Pozzetto, se il buongiorno si vede dal mattino questa è stata una giornata di merda fino in fondo.
Infatti, spossato dalle sopra citate mille peripezie, mi corico sul divanone verso le 21 dicendo a me stesso che se un dio davvero esiste i Campioni d'Europa avrebbero asfaltato gli odiati rubbentini e.... sul 3 a 0 per i gobbi mi vien voglia di spararmi in testa.

Per istinto di sopravvivenza decido di cambiare, metto su Ballarò....


....BANG



giovedì 6 settembre 2012

Il Decalogo del Comandante


  1. Al mattino presto, non disturbate il Comandante;
  2. La musica, in ufficio, deve essere approvata dal Comandante. Soprattutto al mattino;
  3. In ufficio, anche in assenza del Comandante, le donne non possono parlare di calcio;
  4. Non parlate male del Comandante in sua assenza. E nemmeno in sua presenza;
  5. Il Comandante non si sbaglia mai, tranne quando vi fa i complimenti;
  6. Il Comandante è bello ed intelligente, non può essere anche paziente;
  7. Se fate una cosa senza l’autorizzazione del Comandante, probabilmente è sbagliata;
  8. Il Comandante vi chiama mille volte al giorno. Quando non vi chiamerà più, iniziate a preoccuparvi;
  9. Il Comandante si prende gli oneri e vi lascia gli onori, quindi non rinfacciategli lo stipendio da 20.000 euro  mensili;
  10. Non disturbate il Comandante.

lunedì 23 gennaio 2012

Hook (The movie)

Questa potrebbe sembrare una recensione ma, in realtà, è una dichiarazione d'amore.

Intanto perchè è il film preferito di Simo. E lui ne ha tanti di film preferiti. Ma questo è il suo preferitissimo.
Praticamente conosce tutti i dialoghi a memoria. Ed io (quasi) come lui, ovviamente.

Poi la data di uscita, 1991.
Ne sono successe di cose quell'anno: inizia la guerra del Golfo, si scioglie l'Unione Sovietica, muore Freddie Mercury (sigh).
E poi, mi sposo. Mi sposo con Te, Elsa. Nel 1991.

Anche il nome del protagonista mi (ci) è familiare. Ti ricorda qualcosa questo Peter Pan??? (smile)

Infine la trama.
Che c'azzecca Peter Pan con la nostra storia d'amore?
Beh, mi conosci bene e sai che se volessi potrei trovare, forzando poco tanto o tantissimo, mille elementi di similitudine tra le due cose. Ma preferisco limitarmi alla verità.

Riassumo velocemente la trama, che a grandi linee dovresti ricordare anche tu.
Peter Pan è diventato grande (!), non si ricorda nulla del suo passato, fa l'avvocato, si è sposato ed ha 2 figli.
Una sera, però, Hook gli rapisce i figli perchè vuol costringerlo a tornare nell'Isola che non c'è e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Dopo le classiche mille peripezie Peter riacquista la memoria, ritrova tutti i suoi poteri, affronta lo storico nemico, lo sconfigge definitivamente (?) per far poi ritorno dalla sua famiglia.

In realtà c'è una scena in particolare che mi ha fatto pensare a me, a Noi.
Proprio quella in cui, con l'aiuto di Trilly, Peter ritrova tutti i suoi ricordi e viene svelato, finalmente, il perchè ha iniziato a crescere ed a diventare l'uomo che è.
Ovviamente c'è di mezzo una donna (altro smile). Esatto.
Peter Pan-da giovane (come lo chiama Simo) spesso abbandonava l'Isola che non c'è per andare a trovare la sua adorata amichetta Wendy. Solo che, col passar degli anni, Peter rimaneva bambino mentre Wendy invecchiava. Finchè un giorno, insieme alla ormai anziana Wendy, vede la di lei nipotina Moira.
E se ne innamora a prima vista. Follemente.
Al tal punto che, nonostante i vani tentativi di dissuasione effettuati da Wendy, decide di rinunciare a tutti i suoi poteri (immortalità, eterna giovinezza e capacità di volare) pur di passare la propria vita con l'amata Moira.

Beh, Elsa, credo che le similitudini ora ti siano chiare.
Non che io da ragazzo avessi chissà quali superpoteri (...). E nemmeno ho perso la memoria. Anzi.
Non ho dovuto abbandonare una fantomatica "Isola che non c'è" e neppure rinunciare a particolari "bimbi sperduti".

Però, si, mi sono innamorato di te a prima vista. E fin dal primo momento ho voluto passare la vita con te.
Tu queste cose già lei sai, tutte. Ma volevo dirtelo ancora.
Ti ho sempre voluto, Elsa. Ed amato.

E, soprattutto, come l'avvocato Peter Banning, non mi sono mai pentito di una scelta che rifarei e rifaccio ogni giorno.



Tuo (da sempre e per sempre) Massi
 
   

giovedì 5 maggio 2011

Grazie Piccolo Angelo

Ciao Amici Carissimi,

poco meno di un anno fa Vi scrissi un sms.
Non so bene cos'era; un messaggio di condoglianze, di partecipazione al dolore.
Di scuse forse. Scuse per il mio atteggiamento un po' "vigliacco" del mese precedente durante il quale non mi ero praticamente mai fatto sentire.
Vi avevo anche scritto, promesso per l'esattezza, che avrei cercato (e trovato) un senso a quello che Vi era capitato. Ovviamente era un atteggiamento (tipicamente mio) arrogante e presuntuoso.
Perchè un senso non l'ho trovato.
Ed era impossibile trovarlo perchè a sto punto credo che un senso in realtà non ci sia.
Eppure ci ho provato, eh! Vi giuro che ci ho provato.
Tante volte. Tantissime.

E Vi ho sempre seguito, in silenzio, tramite il Vostro (bellissimo) blog.
Ho preferito tenermi un po' in disparte, per rispetto del Vostro Dolore e per evitare banalità che non avrebbero potuto aggiungere nulla di positivo alla Vostra Vita.

Però un paio di cose abbastanza importanti mi sono successe.

Per dire..... io il Vostro Cucciolo non lo conoscevo.
Eggià, strano in effetti vista la nostra amicizia e confidenza. Ma si sa come vanno le cose della vita, col tempo, con la distanza ecc. capita di allontanarsi un po'.
Sapevo, ovviamente, della Sua nascita.
Ed avevo visto qualche sua foto.
Ma niente più.

Beh, ora lo conosco benissimo.
Meglio di quanto non conosca cugini, nipoti, amici e/o parenti più stretti e vicini.
So praticamente tutto di Lui; è letteralmente entrato a far parte (anche) della mia di vita.

E quasi ogni giorno il mio cuore gli riserva un pensiero.
Con la mente che mi fa scherzi strani.
Me lo fa immaginare, come se guardassi un film.
Lo vedo, nella Sua nuova casa la in cielo, con il vestitino giallo da pulcino.
Al collo ha una collanina d'ambra ed in testa un cappellino dell'Inter.
Lo vedo mentre cerca di strimpellare una chitarra con un piccolo plettro nero che irrimediabilmente finisce per cadergli nel buco della chitarra stessa. E si arrabbia, Lui, nel cercare di recuperarlo.
Eppoi ogni tanto si porta alle labbra un'armonica e ci soffia dentro con forza e fierezza.
Mi sembra anche di riconoscere una melodia in questo insieme di suoni, gridolini e risate.
Si, pare proprio che stia intonando Hoppipolla.
(Una canzone che non conoscevo. Ma ora si.)

Intorno a Lui ci sono tanti altri bambini; per me son volti sconosciuti, ma Lui pare sentirsi proprio a Suo agio con loro. E ci gioca. E litiga anche.
Perchè sti prepotenti gli rubano i suoi giochini dalla tenda che ha al suo fianco.
E allora Lui giustamente si vendica, fregando i loro ciucci a dispetto di quello che ha sempre appeso al proprio braccio, penzolante ed immacolato.

Mi sembra sempre felice.

Non pare anche a Voi, Amici,  che si tratti di qualcosa di eccezionale?
Questa Creatura io non l'ho mai vista, eppure mi pare di conoscerla.
Ma, soprattutto, mi sento a mio agio quando penso a Lui, mi da una sorta di sensazione positiva, quasi di benessere.
Mi fa bene.

Ed è proprio questo l'altro aspetto importante che ho trovato.
In quel sms di tanti mesi fa Vi avevo anche scritto che il Vostro Cucciolo aveva comunque lasciato un segno profondo nel mondo, ricordate?
Era un pensiero sincero in effetti, ma, ingenuamente, all'epoca, mi riferivo al Suo, al Vostro mondo.
La cosa straordinaria, invece, è che il segno l'ha lasciato anche nel mio, nella mia vita.
Ed a contribuito a migliorarmi, ve lo giuro.

Proprio per questo voglio dirgli grazie.
E se non riesce a sentire me, chiedo a Voi di portarGli queste mie parole:

Grazie Piccolo Angelo.
Grazie di cuore.

Il Tuo amico Massi.

giovedì 28 aprile 2011

Gli eroi (ed i martiri) sono tutti morti giovani.


Ai miei ragazzi, colleghi, amici e collaboratori

Scrivo questa “lettera” in modo informale e leggero per far due chiacchiere con voi, a metà tra il serio ed il faceto (chissà cosa vorrà mai dire “faceto”). Tra l’altro non sapevo nemmeno come iniziarla… pensavo a qualcosa del tipo: “Cari ragazzi, ecc. ecc.” ma poi qualcuno non si sarebbe riconosciuto in un termine generalmente riferito ai giovani (Mariano non offenderti). Avrei potuto optare per un più serioso: “ Cari colleghi” però qualcun altro avrebbe sicuramente commentato che non sono un vostro collega perché sto sempre in ufficio (non mi riferisco a Michele, no no). Poteva andare bene pure: “Amici miei” anche se sinceramente non posso pretendere di essere amico vostro nel vero senso della parola (non di tutti quanto meno).


(In realtà questo incipit è una vergognosa scusa per giustificare il fatto che non sapevo come cominciare).

Riproviamo.

Cari Collaboratori, (ehi non male dai)

Domenica scorsa (24 aprile) ho visto sul TG5 (sarà politicamente corretto che io veda, e soprattutto ammetta di vedere, il TG5 ???) un servizio che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere.

Hanno intervistato il Comandante di non so quale reggimento dell’esercito impegnato in non so quale missione di pace in non so quale paese straniero sperduto nel mondo. Il Capitano in questione elogiava e ringraziava i suoi soldati per l’impegno profuso a favore dell’umanità anche in questi giorni di festa per la maggior parte degli altri lavoratori. Tutto il servizio era incentrato su questo concetto, giovani ragazzi tra mille pericoli ed a rischio della vita che per pochi euro offrono il loro servizio alla collettività anche durante le festività pasquali.

Cavolo, mi sono detto (in realtà la mia esclamazione non era “cavolo”), anche noi abbiamo lavorato a Pasqua. In realtà abbiamo lavorato la sera del Venerdì Santo, la vigilia di Pasqua, Pasqua ed anche Pasquetta. Tutti. Tutti quanti. Anche noi abbiamo dato un servizio alla collettività; certo non abbiamo salvato nessuna vita (forse), non abbiamo rischiato la nostra incolumità (forse) ma sicuramente saremmo stati più comodi a casa davanti ad una bella tavola imbandita.

Ed invece abbiamo lavorato. E tanto. Abbiamo coperto il servizio in occasione di 5 processioni (su 4 Comuni diversi), la Mostra dell’Artigianato, le celebrazioni del 25 Aprile (con tanto di 3 Gonfaloni ovviamente portati da altrettanti vigili) e, per non farci mancare nulla, una stupenda gara podistica nel bel mezzo della fiera.

Nel complesso siamo stati impegnati per 175 ore complessive in questi 3 giorni ed in 6 operatori.

Beh direi che è stato un bell’impegno. In termini quantitativi di sicuro, ma ho la presunzione di affermare che lo sia anche da un punto di vista qualitativo.

L’aspetto buffo della faccenda è che ormai siamo talmente abituati a questo genere di attività che non ci facciamo più caso; io stesso che mi trovo ad organizzare il lavoro di noi tutti e che, quindi, dovrei avere il quadro più completo su quanto facciamo ogni giorno, tutti i giorni, ormai da diversi anni, beh anche io spesso non mi rendo conto o tendo a sottovalutare l’enorme dispendio di energie che la nostra attività comporta.

Per questo motivo ho deciso di scriverVi (notare la maiuscola, please); per ringraziarvi (vabbè mica la posso mettere maiuscola tutte le volte) del lavoro svolto, in questa occasione come nelle altre mille che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni.

Non posso farlo tramite il TG5 e nemmeno a TV Parma (anche se un discreto aggancio ce l’avrei…). Non posso nemmeno definirvi eroi come i soldati del servizio televisivo. Però provo a consolarmi e consolarvi pensando che gli eroi di solito muoiono giovani mentre i semplici lavoratori come noi campano 100 anni (e muoiono in povertà…).

Se poi volessi fare anche un po’ di retorica ci metterei un attimo a ricordare a tutti che non si muore solamente al “Fronte”; può succedere pure, senza averlo minimamente messo in conto, se ti trovi in mezzo ad una strada intento semplicemente ad aiutare un camionista….

Grazie ancora a tutti Voi.

Un abbraccio, Massimiliano